TUFANOSTUDIO
VIALE
COL DI LANA, 14 – 20136 MILANO
estivo
Contrada
Rukia PANTELLERIA
T:
02 89420303 - 380 4272384
Che significa per un artista colare
pittura sulle rocce, da un elicottero in volo? E per il pubblico che
lo osserva? La domanda può avere molte risposte, se collocato dentro
la storia dell’arte contemporanea e dei suoi gesti.
Tufano si colloca dentro la genealogia
che ha portato l’arte a disfarsi degli oggetti per imporsi come
gesto, come pensiero realizzato in un’azione. Il processo su cui
questa azione si costituisce è interamente progettato dall’artista,
m ail suo risultato finale è fuori controllo, è aletorio, è
delegato al caso: Tufano lo delega agli eventi atmosferici, il vento
prima di tutto. Dove cadrà la sua pittura e che cosa formerà una
volta sopra le rocce lo decide Eolo.
L’Arte Processuale, nata all’incirca
nel 1968 per opera di Robert Morris, che delegava la realizzazione
delle sue sulcture in feltro o in filo alla forza di gravità.
Naturalmente bisogna fare riferimento anche alle azioni/provocazioni
ludiche del gruppo Fluxus, di cu Tufano può dirsi l’estrema
propaggine italiana.
Poi c’è la natura: l’artista si
inserisce nel divenire naturale, con i suoi tempi di trasformazione,
con le sue proprie morfologie, con le quali l’arte vuole porsi in
relazione. Le rocce subiscono in tempi incomparabilmente lunghi le
trasformazioni che gli agenti atmosferici determinano, mentre il
paesaggio vegetale si trasforma, crescendo in tempi più brevi e
percepibili.
L’arte, in questo caso la pittura.,
entra in questo divenire portando la sua propria temporalià.
Molto veloce nell’atto di formarsi,
potenzialmente eterna nel suo permanere, effettivamente soggetta
anch’essa, anzi essa soprattutto, agli agenti naturali.
E qui la memoria corre alla Land Art:
grandi segni realizzati con macchine incidendo nel terreno dei
deserti americani, o nelle pianure innevate del Nord del continente,
da fruire, nei casi in cui l’intervento è rimasto (per gli altri
ci sono le fotografie) nel luogo stesso in cui è stato realizzato,
con le inevitabili modificazioni morfologiche apportate dalla natura.
Inquadrata storicamente in questo modo,
resta aperta la domanda: come definire oggi u’0azionecome quella di
Tufano a Pantelleria? La risposta sarà molteplice e variegata a
seconda della reazione di ciascuno degli osservatori, testimoni
dell’azione stessa o del suo risultato. Come succede sempre i n
arte, del resto…
Giorgio Verzotti

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